Alcolismo e tossicodipendenze

L’Italia è al secondo posto per la produzione e consumo di alcolici. Ciò comporta 20.000 morti l’anno, 1.000.000 di bevitori con sintomi gravi (cirrosi); 3.000.000 di bevitori a rischio grave, 90.000 incidenti stradali dovuti all’alcool. L’alcolismo in Italia viene vissuto e viene proposto come destino: troppi interessi impediscono una mobilitazione massiccia contro una piaga sociale tra le più gravi. Viene sottovalutato il facile passaggio dal bere come attività piacevole al bere come attività compulsiva. Eppure i sintomi sono chiari: il cominciare a bere nelle prime ore del mattino, la compulsività, la comparsa dei vuoti di memoria, la presenza di disturbi neurologici, sono segni di una situazione che non può più essere affrontata solo con la buona volontà ma che richiede un preciso programma terapeutico.

Il tossicomane esprime in maniera esasperata e drammatica una certa mentalità della cultura occidentale che si fonda sull’onnipotenza e sulla negazione. L’occidentale mediamente vive l’illusione onnipotente che può distruggere, inquinare, consumare oltre il necessario senza pagare alcuna conseguenza, negando l’irreversibilità di molti degradi ambientali. Come il tossicomane che è convinto di poter dominare la droga e di poter smettere quando vorrà, negando l’irreversibilità della sua tendenza e il rischio di una malattia mortale. La sostanza psicoattiva si costituirebbe in tal senso come un farmaco auto prescritto e autosomministrato che tampona formalmente le carenze strutturali degli individui e rinforza, anche con l’effetto “piacere”, la chiusura di un anello di comportamento di difficile soluzione.